ARCHIVIO
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Destinazione del 5 PER MILLE DELL’IRPEF
Ricordiamo che da quest’anno, in via sperimentale, nella denuncia dei redditi è possibile destinare, oltre all’ 8 per mille (in favore della Chiesa Evangelica Valdese - 100% in solidarietà - per info, progetti e rendiconti consultare http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php ), anche il 5 per mille dell’IRPEF ad Enti che operano nel sociale. Vi segnaliamo qui alcune opzioni di area evangelica non pentecostale o evangelicale.
1) Commissione sinodale per la diaconia – Torre Pellice c.f. 94528220018
2) Facoltà Valdese di Teologia – Roma c.f. 96160620587
3) Centro diaconale istituto valdese La Noce – Palermo c.f. 00331830828
4) Fondazione evangelica Betania – Napoli c.f. 06408500632
5) Fondazione centro culturale valdese – Torre Pellice c.f. 94524260018
6) Società di studi valdesi – Torre Pellice c.f. 94514640013
7) Federazione delle chiese evangeliche in Italia servizio rifugiati e migranti – Roma c.f. 02090430584
N.B. Segnare esattamente il codice fiscale dell’Ente e la propria firma nella prima casella in alto a sinistra sull’apposita scheda CUD o Mod. 730 / 740 di dichiarazione dei redditi.
Ho appreso in queste ore dai giornali che l’amico battista, collega di studi teologici, Yapo Daniel della Costa d’Avorio è candidato per Palazzo Estense a Varese nelle liste dell’Unione (Margherita) il 28 e 29 maggio: un augurio sincero e disinteressato per ogni successo proprio nella “tana del lupo”! Abbiamo bisogno di vedere sorrisi, cuori grandi, menti e spiritualità africane anche e soprattutto fra i rappresentati della città.
MB
Associazione progetto STRATEGIE (http://www.ipstrategie.it), laboratorio del progetto umano complesso, per una classe dirigente del progetto umano, per una cultura del BENE COMUNE e dei BENI COMUNI organizza l'incontro pubblico dal titolo

ACQUA NELLE RELIGIONI, PER LA VITA
venerdì 19 maggio 2006
Link Campus University of Malta
Via Nomentana 335 - ROMA
Segnalazione della rivista “Tempi di Fraternità” (si legga l’allegato - richiedibile in redazione - per tutti i dettagli e il programma )
E' gradita l'iscrizione presso:
Marco Emanuele, marco@ipstrategie.it, 347.3146487
Silvana Gagliardi, silvana@ipstrategie.it, 347.8108285
Sabato 13 maggio alle ore 21 nel tempio valdese, via F. Sforza, 12/a, Milano
entrata libera
“LA FEDE E’ (ANCHE) JAZZ”
ovvero
Il protestantesimo jazzista del Duo Luigi Bonafede-Roberto Regis

Il Duo composto da Luigi Bonafede (nella foto), stimato pianista e compositore jazz (e, nota di colore, fratello dell’attuale Moderatora della Tavola Valdese, pastora Maria Bonafede), insieme all’amico e collega Roberto Regis, sassofonista di fama internazionale, si esibirà sabato 13 maggio alle 21 in un
CONCERTO JAZZ per PIANOFORTE e SAX (soprano e contralto)
Luigi e Roberto, attraverso un susseguirsi di composizioni originali “dipendenti” tra loro (anche se non necessariamente suonate di seguito l’una all’altra), cercheranno di trasmettere le stesse emozioni che essi stessi provano mentre suonano, e di creare una tensione emotiva tale da rendere il concerto godibile a tutti, e non per forza solo agli addetti ai lavori: per Bonafede infatti “la musica jazz è un modo diverso di ‘fare fede’, di entrare in contatto con Dio”.
“Ho accolto con estremo piacere l’invito a suonare nel tempio valdese di Milano” – ci ha detto Luigi Bonafede – “trovo infatti che in questo caso non sia il jazz ad andare in chiesa, ma sia la chiesa che, nel suo sforzo di “uscire” dal luogo di culto per testimoniare il suo annuncio nel mondo, si apre ad altre forme di musica (NdR: considerata da sempre importantissima nelle chiese della Riforma, da Martin Lutero in poi). La chiesa ospita oggi una maniera diversa di “fare fede” ugualmente profonda ed antica, che cerca la preghiera anche attraverso un modo, il jazz, apparentemente non religioso, ma che riconosce alla musica un modo diretto, senza parole, per entrare in contatto con Dio. E’ questo che Roberto Regis ed io cercheremo sinceramente di esprimere, sabato sera.”
L’occasione è davvero unica perchè, pur essendo molto noto nell’ambiente musicale jazz, Luigi Bonafede non si esibisce a Milano da diverso tempo - e con il collega Roberto Regis ha scelto oggi di farlo per beneficenza, per la nostra chiesa: il ricavato delle eventuali offerte (libere) dei presenti sarà infatti devoluto alla diaconia della chiesa valdese di Milano.
Brevi biografie dei musicisti:
Luigi Bonafede, classe ‘54, compositore e pianista jazz (oltre che arrangiatore e batterista) ha partecipato con varie formazioni (sestetti, quintetti, piano solo, ecc – sia come leader che come sideman) ai più importanti festival jazz d’Europa (dal festival di Montreux a Umbria Jazz, da Londra a Varsavia ecc) e ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi del jazz internazionale ed italiano: tra i più noti, George Coleman, Michel Petrucciani, Heddie Handerson, Jack Walsrath, Bob Berg, Adrianne West, Sal Nistico, Rhonda Moore, Billy Cobham, Frank Avitabile etc. e a livello italiano Tullio Depiscopo, Tiziana Ghiglioni, Flavio Boltro, Claudio Fasoli, Rossana Casale - con la quale ha svolto tra il 1995 e il 2000 diverse tournée italiane. Ha anche al suo attivo l’incisione di ben 46 CD, di cui 11 come Leader. Oggi insegna jazz al Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria e in alcune scuole civiche di musica, e continua a scrivere musica.
Roberto Regis, torinese, è diplomato in sassofono jazz, classico e didattica jazz presso il Royal Conservatory dell’Aja (Olanda), dove risiede dal 1987 al 1993. Durante questo periodo prende parte a concerti, registrazioni e seminari in collaborazione con artisti di fama internazionale come Barry Harris, Dizzy Gillespie, Pat Metheny, Lee Konitz, Kenny Wheeler, ecc Dal 1993 torna a vivere in Italia, dove collabora con importanti musicisti e prende parte a numerose rassegne, da “Linguaggi Jazz” (Torino), a “Porte Ouvertes” (Lyon), da “North Sea Jazz Festival” (l’Aja) a “Grenoble Jazz”, “Itineraire Jazz” (Annecy), “HA-UM Festival” (Milano), “Salone della Musica” (Torino), “Frankfurt Jazz Festival” e “Jazz Fabrik Festival” (Berlino) ecc. E’ fondatore del SAXEA SAXOPHONE QUARTET con il quale ha registrato 3 CD. Intensa anche l’attività didattica e di compositore di musica per film, documentari, arte contemporanea, teatro e danza.
Da una recensione di “Suono” (Cristina Palesi) dell’Album di Luigi Bonafede “To Include”, 2002
“Succede anche a chi esercita la critica musicale di innamorarsi. (...)Può succedere ad esempio che il lavoro elegante e mainstream di un brizzolato pianista milanese colpisca la fantasia e la sensibilità di una giornalista di tutt’altra parte d’Italia, come la sottoscritta. Sarà dovuto alla particolare disposizione d’animo che avevo quando l’ho ascoltato (...) ma questo cd mi è sembrato subito un capo d’opera. Sarà soprattutto per la musica, squisita, che il quintetto propone. (...)accompagnando il leader, salito agli onori delle cronache jazzistiche con i Five For Jazz, quintetto che fu di riferimento per indicare la “temperatura” del suono afroamericano di casa nostra alcuni anni addietro. Partendo dalla solida base del suo trio, Bonafede aggiunge due eccellenti fiatisti per dare ai suoi brani una sorta di valore aggiunto che riesce a definirne meglio le linee costruttive e i sedimenti emozionali che ne stanno alla base. Già perché il pianista è soprattutto un ipersensibile, che scatta dalla malinconia languorosa alla furia visionaria, dall’elegia alla vertigine.”
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L'avanguardia sarda
La Sardegna è la regione che in questi anni si è posta all'avanguardia della lotta nonviolenta per l'indipendenza, nella prospettiva gandhiana dell'Hind Swaraj, che rivendica la liberazione da ogni forma di sfruttamento coloniale e dall'oppressione delle “servitù militari”, difendendo la propria identità e avviando un programma di ricostruzione della vita comunitaria.
Il n°9 di , Quaderni Satyagraha, volume di 300 pagine dal titolo Tessiduras de Paghe, Tessiture di Pace, pubblicato da pochi giorni, è dedicato alle trame di Pace presenti nell'isola. Elisa Nivola e Maria Erminia Satta-Puggioni, curatrici del quaderno, da sempre impegnate nel lavoro sociale di base e nella pratica della pedagogia della nonviolenza, sono le tessitrici di un discorso antropologico nuovo che, riprendendo i fili della tradizione culturale sarda, vuole trasformare il presente per costruire le trame di un futuro di pace, non più chiuso in un angusto localismo, ma aperto alla mondialità.
Il volume comprende anche due importanti interventi del filosofo della nonviolenza Jean-Marie Muller e il resoconto del Nonviolence Training di Amman (4-9 Gennaio 2006).
Sito web: http://pdpace.interfree.it/ (a cura di Giovanni Mandorino; e-mail: pdpace@interfree.it)
o anche Gavino Puggioni 329-1393095
La riflessione condivisa
Primo comandamento di tutti gli eserciti:
tu non avrai altra ragione
all’infuori della ragione (impazzita)
di colui che ti manda.
I soldati devono solo uccidere
ed essere uccisi.
(David Maria Turoldo)
Questa è la guerra, signori, che ora è il dolore della nostra Italia ma che è la quotidiana tragedia di gran parte dell’umanità. Ora siamo noi a piangere perché a morire sono stati i nostri figli ma questa è la guerra, signori. I soldati fanno questo di mestiere: “uccidere ed essere uccisi”. Il dramma è l’ipocrisia degli uomini di stato che prima li mandano ad “uccidere e ad essere uccisi” e poi ostentano un dolore attonito ed ufficiale che non ha nessuna forza morale su di noi che conosciamo i meccanismi di questa come di tutte le altre guerre.
Questa è la guerra, signori, che obbedisce solo alla “ragione (impazzita) di colui che ti manda. Sono i “mandanti” i responsabili di questi morti come di tutti gli altri morti senza onori. Delle migliaia di morti civili che nessuno aveva mandato, senza patrie e senza politici e presentatori televisivi ad ostentare dolori ufficiali. Il “valore aggiunto” di essere italiani (o americani) non toglie alla morte la sua tragicità e il suo carico di dolore. Le madri, i figli, le fidanzate…non hanno patria, non hanno nazionalità. Soffrono tutte allo stesso modo, indicibilmente allo stesso modo, anche le madri, i figli, le fidanzate dei “nemici”.
Questa è la guerra, signori, che sovverte i comandamenti della vita, che tutto distrugge davanti a se, che non sopporta eccezioni “umanitarie”. Perché tutti i soldati sono uguali e tutti i soldati per le proprie patrie sono i migliori ma tutti uccidono e sono uccisi. E tutti sono uomini ingannati dalle bandiere e dalle ideologie e dal fanatismo o dalla necessità economiche che li convincono a buttare la vita per qualche migliaia di dollari al mese.
Questa è la guerra, signori. Ma non raccontate ai nostri ragazzi che questo è un bel morire, che questa è la patria, che questo è un ideale. Il petrolio, il “posto al sole”, i “sacri confini”, la “guerra al terrorismo” non sono ideali. Sono sempre e solo “pretesti” dei furbi governanti di questo mondo per convincere tanti piccoli uomini a morire per loro. Sì, è triste e drammatico dirlo ma questi poveri ragazzi non sono morti per nessuna patria che non siano le menzogne di qualche petroliere americano e le ambizioni di qualche piccolo politico italiano.
Questa è la guerra, signori. E se anche l’ipocrisia del teatrino della politica italiana ha stabilito che ora è il momento del dolore, è un dovere civile gridare l’assurdità di questo dolore e del dolore degli altri, dei troppi, dimenticati… e rifiutarsi di ingrossare le fila delle retoriche e vuote “liturgie” patriottiche che da sempre preparano altre guerre ed altri morti. Questa è la guerra, signori…e noi ci rifiutiamo di servire queste meschine “patrie mercantili”. “Deus non vult!”
E poi sulla terra intera a innalzare
monumenti “Ai Caduti”!
così felici di essere caduti!
Ma provate a fissare quei corpi squarciati,
a fissare la loro smorfia ultima
sulle facce frantumate,
e quegli occhi che vi guardano.
Provate a udire nella notte
l’infinito e silenzioso urlo degli ossari:
“Uccideteci ancora e sia finita”!
(David Maria Turoldo)
Don Gianfranco Formenton
Parroco di S.Angelo in Mercole e S.Martino in Frignano (Spoleto)
(Fonte: Aprile on line)
PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO INCONTRO ALL'UNIONE SU QUESTIONE ISRAELO-PALESTINESE
Bruxelles, 24 Aprile 2006,
Luisa Morgantini, a nome della delegazione di parlamentari europei appena rientrata da Israele e Palestina, ha inviato una lettera ai leader dell'Unione, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Piero Fassino, Fausto Bertinotti, Clemente Mastella, Luciana Sbarbati, Oliviero Diliberto, Enrico Boselli, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Pecoraro Scanio, per chiedere un incontro sulla questione israelo-palestinese.
In particolare Luisa Morgantini, in qualità di coordinatrice della delegazione dei sette Eurodeputati di differenti gruppi politici, tra cui Chris Davies (ALDE, UK), Andre` Brie (GUE/NGL, Germania), David Hammerstein Mintz (GREENS/EFA, Spagna), Veronique Mathieu (PPE-ED, Francia), Proinsias De Rossa (PSE, Irlanda), Margrete Auken (GREENS/EFA, Danimarca), ha sostenuto l'opportunità di tale incontro con i leader dell’Unione che formeranno il nuovo governo "per esprimere le proprie opinioni e la propria esperienza, in relazione alla necessità, che l’Unione Europea e i suoi singoli stati membri, intraprendano una politica estera sul Medio Oriente incentrata sul dialogo e la mediazione, in grado di attivarsi il prima possibile, per il rispetto della legalità internazionale in Israele e Palestina e abbandonando la politica di “due pesi, due misure” che nuoce agli israeliani, ai palestinesi e anche all’Europa", ha detto Luisa Morgantini.
La delegazione di parlamentari europei, in Israele e Palestina dal 9-4 al 13-4, ha incontrato per la prima volta i rappresentanti eletti al Consiglio Legislativo Palestinese della lista Cambio e Riforma (Hamas), rappresentanti che hanno ribadito: “di essere pronti a riconoscere i confini del 1967 e l`OLP come rappresentante legittimo del popolo palestinese, dichiarazioni che implicano automaticamente anche il riconoscimento dello Stato di Israele. Hanno inoltre ribadito con fermezza che sono più di 18 mesi che Hamas non compie azioni militari o attentati e che sono intenzionati a continuare nell’accordo del cessate il fuoco stabilito con il presidente Mahoumud Abbas al Cairo. Chiedono però un riconoscimento reciproco da parte del governo israeliano, basato sui confini del 1967, la fine delle incursioni militari israeliane e l’applicazione della legalità internazionale”.
La delegazione di parlamentari europei ha anche incontrato il Presidente palestinese Mahmoud Abbas.
"In funzione di questa esperienza, la delegazione chiede quindi un incontro con i leader dell’Unione per approfondire gli argomenti sopra citati e le indicazioni politiche del nuovo governo italiano", ha concluso nella lettera Luisa Morgantini.
Per informazioni LUISA MORGANTINI 00393483921465 o FRANCESCA CUTARELLI 0032484714862
GUE/NGL PRESS OFFICE: Gianfranco Battistini + 32 475 646628 / + 32 -0- 2 2846785 www.guengl.eu
+ 0 - 0 | § ¶La Riforma radicale in Tirolo: Michael Gaismair
Invito
Ancor oggi, molti rivoluzionari pensano che il comunismo si sia incarnato nel XIX secolo nel movimento operaio e che la sua data di nascita – anno dello scisma tra proletariato e borghesia, per riprendere l’espressione di Bordiga – sia il 1848. Questa visione è erronea. Il comunismo, prima dell’apparizione della classe operaia moderna, non è esistito solo nella testa di alcuni visionari geniali (Thomas More, Campanella, ecc.) disperatamente in anticipo sulla loro epoca, ma si è materializzato in poderosi movimenti, soprattutto nel Cinquecento europeo. Questo secolo, con il suo corteggio di incessanti rivolte dei poveri, costituisce uno dei momenti di punta della secolare guerra contro i ricchi, per l’abolizione delle classi e del denaro» .
Inizia così l’inserto di approfondimento (661 KB in normale formato .rtf) “Cronologia Gaismair e dintorni” in distribuzione gratuita scrivendo semplicemente alla redazione ecumenici@tiscali.it ; inserto che ci è stato gentilmente donato da Massimo di Rovereto (per ulteriori info: navedeifolli@gmail.com) per invitarci all’ interessante serata di Trento del prossimo 2 maggio su Gaismair. Un evento da non perdere, anche perché in Italia non capitano quasi mai queste occasioni culturali: tutti sembrano ben affaccendati a baciare anelli ecclesiastici e strizzare l’occhio al potente di turno. Meglio se con qualche chance di controllo delle menti, oggi a livello mediatico.
Massimo ci precisa che “ci sono ovviamente libri interi su Durer, Ratgeb, Grunewald, Cranch, Graf, ecc. Per la bibliografia, Vi mando una lunga e ben fatta cronologia sulle rivolte contadine preparata dal Centro di iniziativa Luca Rossi di Milano. Su Gaismair, nello specifico, i titoli migliori sono:
- Aldo Stella, "La rivoluzione contadina del 1525 e l'utopia di Michael Gaismair", Livinia, Padova, 1980
- Giorgio Politi, "Gli statuti impossibili. La rivoluzione tirolese del 1525 e il 'programma' di Michael Gaismair", Einaudi, Torino, 1995
Sui relatori della serata:
Tavo Burat è stato il fondatore del Centro Studi Dolciniani, che anima da più di trent'anni. Redattore della "Rivista dolciniana", ha scritto numerosi libri e saggi (su Dolcino e Margherita, sul tuchinaggio, sulle minoranze linguistiche, su David Lazzaretti, ecc.)
Paolo Thea, docente di storia dell'arte all'Accademia Albertina di Torino, ha scritto diversi libri sul rapporto fra arte e rivolta, arte e alchimia, immagini interiori e creazione artistica ("Interiormente figure", Toso, Torino, 1995; "Gli artisti e gli 'spregevoli'. 1525: la creazione artistica e la guerra dei contadini in Germania", Mimesis, Milano, 1998; "Arte e magia", Mimesis, Milano, 2001, "Il vero cioè il falso", Mimesis, Milano, 2003).”
Micharl Gaismair e l'insurrezione tirolese del 1525
con Tavo Burat, fondatore e animatore del Centro Studi Dolciniani
Le immagini in rivolta. Gli artisti nella guerra dei contadini in Germania
con Paolo Thea, storico dell'arte
Martedì 2 maggio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
via S. Croce, 65 - Trento - Ore 20.30
1476
19 luglio. Sulla piazza di Würzburg, il principe-vescovo Rudolf von Scherenberg fa decapitare due contadini per aver tentato di liberare il predicatore Hans Böheim, noto come il pifferaio (o timpanista) di Niklashausen, arrestato nella notte tra il 12 e il 13 luglio. Per parte sua, il giovane prete e musicante viene bruciato come eretico, e le sue ceneri vengono disperse nel Meno: aveva negato le distinzioni cetuali e le strutture di base della società del suo tempo[1] (abolizione di tutti i censi, dei tributi, del mortuario[2], del laudemio[3], dei dazi, delle tasse, della taglia[4] e delle decime; libertà di accesso ai boschi, alle acque, alle fonti e ai pascoli), criticato l’imperatore «che dà ai prìncipi, ai conti e ai cavalieri il diritto d’imporre tasse al popolo», rifiutato la Chiesa istituzionalizzata e stigmatizzato il lusso[5], propugnando un mondo in cui «nessuno dovesse possedere più degli altri» ma, al contrario, ciascuno fosse «fratello all’altro» e si procurasse «il nutrimento necessario con le proprie mani». I contenuti della predicazione di Böheim avevano infiammato migliaia di rurali (provenienti da varie parti della Germania: Odenwald, Meno, Kocher, Jagst, Baviera, Svevia e Reno), che nelle settimane precedenti avevano dato vita a tumultuosi pellegrinaggi verso l’immagine della Vergine Maria di Niklashausen, e che, dopo il suo arresto, armati alla bell’e meglio, si erano messi in marcia per liberarlo, desistendo infine di fronte ai soldati e alle minacce del principe-vescovo (che li aveva richiamati al giuramento di fedeltà prestato). [Molte delle istanze avanzate dal pifferaio di Niklashausen, ben lungi dal morire con lui, riemergeranno circa mezzo secolo dopo come articoli dei contadini in rivolta, e la Franconia, nel 1520-’25, si confermerà come una delle regioni più «calde»: nella primavera del 1525, vi scorrazzerà la «banda nera» di Florian Geyer, cavaliere francone passato dalla parte delle schiere contadine dopo essere stato al servizio del gran maestro dell’Ordine Teutonico Alberto di Hohenzollern, celebre demolitrice di tutti i castelli e i «covi di preti» (Engels) via via incontrati nella regione del Neckar e di Würzburg.]
Hugo van der Gœs dipinge il Trittico Portinari per l’omonima famiglia fiorentina[6].
Pubblicazione dello Speculum humanae salvationis.
(segue)
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[1] Nelle campagne tedesche del Sacro Romano Impero «prevalgono rapporti che si possono definire di dominio patrimoniale, per i quali un’aristocrazia di potenti laici ed ecclesiastici, i signori (Herren), detiene un insieme di prerogative di appropriazione di beni e servizi sorretti, alla base, dal lavoro contadino: i signori concedono l’uso della terra o altre risorse del loro patrimonio ereditario a famiglie coltivatrici, che sono tenute a versare in cambio tributi. Una caratteristica saliente di questo sistema è che consente a più persone, sia tra i signori sia tra i contadini, di avere giurisdizione su uno stesso appezzamento di terra o sui suoi occupanti, fino a creare una complicata piramide di prerogative intrecciate e stratificate. Più in particolare, i signori esercitano il proprio dominio sulla popolazione contadina e ne estraggono tributi principalmente a tre diversi titoli: la signoria terriera o diritti sulla terra (Grundherrschaft), il potere bannale (Obrigkeit), ossia il monopolio in materia fiscale, militare e di amministrazione della giustizia, e la signoria “corporale” (Leibeigenschaft), o autorità diretta sui coltivatori vincolati da un rapporto di servaggio. L’intreccio di questi diritti fa sì che un contadino possa appartenere alla giurisdizione bannale di un signore, lavorare la terra di un altro ed essere contemporaneamente legato a un terzo da vincoli di carattere servile» (Sandro Lombardini, Rivolte contadine in Europa, secoli xvi-xviii, Loescher, Torino, 1983, p. 22).
[2] Tributo sulla morte, consistente nella cessione al feudatario del miglior capo di bestiame e del miglior indumento appartenuti al defunto.
[3] Tassa dovuta al signore feudale in occasione del cambio di proprietà di un bene.
[4] Sórta come donativo da versare in occasioni eccezionali (matrimonio del figlio del feudatario, insediamento di un nuovo vescovo, calamità naturali o guerre), la taglia era poi divenuta una vera e propria tassa diretta, da pagarsi ogni anno in denaro al principe territoriale (ne erano esentati la nobiltà, i cavalieri e il clero).
[5] L’«ascetismo che incontriamo con colorazione religiosa in tutte le insurrezioni medievali e, nell’età moderna, negli inizi di ogni movimento proletario» (Engels) è ricondotto da Claude Bitot allo «stato di arretratezza economica che caratterizzava allora la società»: «nell’impossibilità di risolvere realmente la questione sociale, veniva preconizzato un socialismo ascetico, sublimato cristianamente in “culto della povertà” o travestito alla maniera rousseauiana e naturalista in “semplicità dei bisogni”, il tutto coronato da un moralismo austero e virtuoso» (Claude Bitot, Le communisme n’a pas encore commencé, Spartacus, Paris, 1995, parte prima: “Bilan historique”, cap. I: “Histoire et socialisme”, § “Les causes réelles de l’échec”, p. 26). Interrogandosi sulla sorte cui sono andati incontro i movimenti che, sfidando le élites allora dominanti e cercando di arrestare il processo destinato a sfociare nella società del capitale, hanno di volta in volta cercato d’instaurare il «Regno di Dio sulla Terra», la «comunanza dei beni», la «Nuova Gerusalemme», la «Repubblica egualitaria» ecc., l’Autore individua la prima causa della sconfitta nel «fatto di poter disporre solo di un embrione di proletariato. Nelle rivolte millenariste si tratta di un “proletariato senza terra o dimora”, prodotto dall’espropriazione violenta di una parte della popolazione agricola che un capitalismo affatto balbuziente non è ancora in grado di mettere al lavoro. Essendo esclusa dai rapporti feudali, questa massa è l’elemento veramente attivo e radicale, disposto a seguire i profeti del millenarismo rivoluzionario, disponibile per tutte le avventure e le rivolte più folli. Ma tutte quante votate al fallimento: il grosso della popolazione continua a essere integrato nei quadri del sistema feudale – che lega il contadino alla gleba e l’artigiano alla sua corporazione – e non può riconoscersi in questi movimenti di uomini sradicati, che si ritrovano perciò presto isolati e vengono neutralizzati con facilità». La seconda «causa reale del fallimento del socialismo è l’assenza di una solida base materiale che ne permetta l’instaurazione. Non è prendendo ai ricchi (allora un’infima minoranza della popolazione) per dare ai poveri che si produce il socialismo: è appropriandosi delle forze produttive esistenti, che devono già essere numerose e ben sviluppate, per farle funzionare a beneficio della collettività. In assenza di queste condizioni, il socialismo non poteva che mancare al suo scopo più immediato: far uscire l’immensa maggioranza degli uomini dal regno della miseria» (ivi, pp. 25 e 27-28).
[6] N.B.: in questa cronologia ci limitiamo a fornire alcune informazioni sugli avvenimenti più importanti in campo artistico-culturale e sulla circolazione delle idee.
+ 0 - 0 | § ¶Una firma per i fanciulli incarcerati in Israele
Defense for Children International – sezione palestinese e l'Istituzione Araba per i diritti umani hanno accusato Israele di aver intensificato la politica di detenzione di minorenni palestinesi.
La dichiarazione indica che dall' inizio di quest'anno 350 fanciulli, fra i 13 e i 18 anni, sono stati detenuti mentre nell' anno 2005, 700 minorenni sono stati detenuti. Si nota che cerca 4000 minorenni palestinesi sono stati detenuti dall' inizio della seconda intifada, di cui 400 sono ancora detenuti nelle prigioni israeliani. La dichiarazione accusa che tutti i fanciulli arrestati dalle forze israeliane sono sottoposti a diversi tipi di tortura.
A questo link, c'è una petizione (tradotta qui sotto) da firmare.
http://www.petitiononline.com/mzhra/petition.html
Al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia,
PETIZIONE PER LA LIBERAZIONE DAI CARCERI ISRAELIANI DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI MINORENNI E PER UN INDAGINE INTERNAZIONALE SULLE PRATICHE ISRAELIANE VERSO I DETENUTI MINORENNI.
Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, ratificato da Israele, dichiara nel articolo 37 che “… la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo deve essere effettuato in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile; .”;
Considerato che articolo 37 dichiara che , “ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. ”;
Considerato che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e Altre Pane o Trattamenti Crudeli, Inumani, Degradanti, e altri trattati internazionali proibiscono l'uso della tortura durante l'interrogazione e l'imprigionamento;
E considerato che dal 28 settembre 2000 più di 3.600 fanciulli palestinesi sono stati detenuti dalle autorità israeliane e cerca 400 sono ancora detenuti nei carceri israeliani, e considerato che la maggioranza di questi fanciulli hanno sofferto torture sia fisiche che psicologiche durante l'interrogazione;
Noi sottoscritti, chiamiamo la Commissione delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani a premere urgentemente su Israele per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi minorenni e per la cessazione di questa pratica illegale.
Inoltre, chiediamo un indagine immediata delle pratiche illegali israeliane contro i detenuti palestinesi minorenni. Tale indagine deve concentrarsi sui questi punti: l'uso della tortura durante le interrogazioni, negazione delle visite di parenti e avvocati, e l'imprigionamento di prigionieri politici minorenni palestinesi insieme con prigionieri criminali minorenni israeliani.
Proposta inoltrata da Doriana Goracci, a cui aderiamo senza riserve. L’Ambasciatore d’Israele in Italia è invitato a dare risposte concrete e immediate, anche su quest’argomento. Un doppio grazie, anche perché sappiamo che il tema non è molto gradito…
La red
+ 0 - 0 | § ¶La Resistenza è vita !
ALLE FRONDE DEI SALICI
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

AI QUINDICI DI PIAZZALE LORETO
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete ? Voi nomi, ombre ?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini ? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita
(Salvatore Quasimodo, “Il falso e vero verde” 1949-1955)
Poesie segnalateci da Gian Luigi Nespoli
Comitato per il sostegno finanziario 2006 alla newsletter: Enzo Arighi, Gian Luigi Bettoli, Doriana Goracci, Giorgio Saglietti, Martino Ottomaniello, On. Alfonso Gianni, Oriella Orazi, Andrea Iardella, Nosenzo Dominaci, Emanuela Benni. Ha preannunciato il suo contributo il giornalista e storico Gavino Puggioni, che ringraziamo per le parole di amicizia dette in occasione del pranzo di Pasqua. La Sua riflessione, teologica e politica al tempo stesso, sull’attività della newsletter ci ha profondamente colpito. Speriamo che possa continuare, anche su queste pagine, la sua attività di ricercatore fra le tematiche fiabesche riprese nel terzo segreto di Fatima, la Storia e l’impegno civile quotidiano.

Piera Egidi Bouchard
(giornalista)
Eppur bisogna andar
Testimoni della Resistenza
Libertà e giustizia, Claudiana
(pp. 249 più 8 di illustrazioni f.t., Euro 13.50, 2005)
Prefazione di Nicola Tranfaglia
Con uno scritto di Giorgio Vaccarino
Una ventina di ritratti - tra storia orale, giornalismo e letteratura - di grandi protagonisti della lotta di liberazione. Percorsi di vita a partire dalle contraddizioni, le difficoltà e le ragioni delle scelte di uomini e donne che, formati sotto il regime totalitario fascista, presero coscienza della necessità della Libertà.
Bianca Guidetti Serra, Giorgina Arian Levi, Cesare Alvazzi, Marisa Diena, Giulietto Giordano, Giuliana Segre, Giorgio Girardet...
Evangelici, cattolici, ebrei e laici nelle Valli valdesi, in Liguria, a Torino, Ivrea, Firenze, Roma...
Estratto
PREFAZIONE
NON PORTAVA IL CAPPOTTO
di MARIO MIEGGE
In una mattina invernale molto limpida (come talora accade persino nella pianura padana) camminavo con Ferdinando Visco Gilardi nella periferia di Cinisello Balsamo, poco trafficata nelle ore in cui tutti sono al lavoro. Nando era uscito di casa senza giaccone o cappotto e gli chiesi se non avesse freddo. Sorrise e disse che, nei mesi della reclusione nel lager di Bolzano (dal dicembre 1944 al 30 aprile 1945), era diventato del tutto insensibile alle variazioni di temperatura. Aggiunse che quel mutamento fisico e mentale aveva avuto inizio al momento della tortura. Nel corso di un interrogatorio spietato, condotto per mezzo di elettrodi, la soglia estrema del dolore si era improvvisamente ribaltata nella percezione tranquilla di un centro luminoso, che non si spegneva 1. Tornato vivo nella sua cella, l’illuminato non aveva più patito né caldo né freddo: «e così è stato fino a ora».
Era la prima volta che incontravo Visco Gilardi e mi duole di non aver avuto in seguito altre lunghe conversazioni con lui, come quella mattina. Non ricordo con precisione l’anno e la data (1968 o 1969). Erano comunque i primi tempi della «Comune» di Cinisello 2 , di cui ero ospite, affascinato dalla novità, intensità e ricchezza di un esperimento di vita associata e di lavoro collegiale, solidamente «puritano» nell’impianto e nella gestione quotidiana.
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