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VITTIME
(di guerre e di cui è possibile fare la conta …)
Internazionale 3 / 9 marzo 2006 n. 631 pag. 17
Numero di vittime dall’inizio della seconda intifada (26 ottobre 2000).
Dati aggiornati alle 16 del 1 marzo 2006
Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi.
Palestinesi 3.872
Israeliani 1.023
Altre vittime 75
Totale 4.970
Internazionale 3 / 9 marzo 2006 n. 631 pag. 16
Numero di vittime dall’inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003)
Dati aggiornati alle 16 del 1 marzo 2006
Iracheni 28.591 / 32.225
Americani 2.297
Altre vittime 206
Ho un sogno, un mensile che esce a Udine da quasi 15 anni, ha pubblicato in febbraio la mia recensione che trascrivo. Dell’associazione Parents’ Circle – Families Forum avevo già parlato nel mio diario del 14 maggio scorso (testo reperibile anche tramite la categoria “Viaggio Confronti05”)

Augusta De Piero
Un libro piccolo di mole e dai contenuti semplici e diretti fino ad essere spietati: “Ho perso due figli ma non ho perso la testa”. Leggere questa frase dopo che Roni, un padre israeliano, ha raccontato della morte dei suoi due figli maschi, Amir, scampato a un attentato terroristico e stroncato da un secondo attentatore mentre cercava di soccorrere i feriti, ed Elad, morto suicida, colto dalla disperazione per la perdita del fratello e del suo amico più caro, è un pugno nello stomaco. E lo stupore è ancora maggiore quando si capisce che, per Roni, “non perdere la testa” significa lavorare insieme a palestinesi, che hanno subito le stesse tragedie.
La sua storia -e quella di molti altri israeliani e palestinesi dei Territori, fa parte di “Una raccolta di interviste a israeliani e palestinesi che hanno avuto un familiare ucciso e che militano assieme nell’associazione pacifista Parents’ Circle – Families Forum, opportunamente pubblicate a seguito di uno degli incontri mediterranei che si svolgono annualmente a Riccione.
Non sono storie di chi cerca pietà: sono le storie di chi ha capito che: “L’empatia verso il dolore provato anche dal ‘nemico’ per la perdita dei propri cari è un passaggio chiave nel processo di riconciliazione”, ben sapendo che quel processo sarà duro e difficile.
Un ragazzo palestinese che studia ebraico per garantirsi un avvenire professionale migliore, racconta del suo corso: “Una volta feci una relazione sull’Egitto .. e uno degli studenti mi chiese ‘Perché allora non te en vai in Egitto? Cosa ci fai qui?’ Io risposi che ero nato e cresciuto qui. E pensare che lui invece era arrivato solo da un mese…”. Nel passato di quel ragazzo c’é la morte del fratello maggiore, Tayseer, “una persona importante, significativa, nella mia infanzia…” che però, dopo un breve periodo nelle carceri israeliane, ne era uscito in condizioni drammatiche, tanto che ...”lo portammo in ospedale dove morì a tre settimane dalla sua scarcerazione”.
Agli stranieri che si recano nello stato di Israele e nei Territori queste persone, che si ritrovano nell’associazione Parents’ Circle – Families Forum, dicono: “Qui non si tratta di parteggiare per l’una o l’altra nazione. Per noi la linea non passa di lì e lo dimostriamo con la nostra stessa esistenza. C’è gente che viene qui e appoggia gli Israeliani, altri appoggiano i Palestinesi. Bisognerebbe invece sostenere quelle organizzazioni , quelle persone, tutte quelle realtà che cercano di lavorare per una vera via d’uscita, la giusta via d’uscita, rappresentata dalla riconciliazione e dal compromesso”.
Per mano – per mano dell’altro, per mano con l’altro. Edizione Una città
Incontri del Mediterraneo Riccione 2004
In precedenza la stessa editrice aveva pubblicato:
La storia dell’altro – Israeliani e Palestinesi (Peace Research Institute in the Middle East)
http://diariealtro.splinder.com/
Segnalazioni:
Mi fa piacere segnalare che la traduzione dell’articolo del dr. Mitri Raheb, direttore dell’International Center of Bethlehem (che ho pubblicato il 6 febbraio) è stata trascritta nel sito www.annadwa.org accanto al testo inglese e alle traduzioni tedesca e francese.
Ricordo anche, in connessione ai commenti con le elezioni in Palestina la lettera dello stesso dr. Raheb alla senatrice Clinton, tradotta e pubblicata il 27 dicembre 2005, l’articolo del giornalista israeliano Zvi Schuldiner, pubblicato da Il Manifesto il 24 gennaio, e i due articoli tradotti e pubblicati in febbraio e precisamente il 20 ( Non boicottate i Palestinesi di Danny Rubinstein pubblicato da Haaretz il 13 febbraio 2006) e il 28 (Non punite i Palestinesi di Jimmy Carter (pubblicato da Washigton Post il 20 febbraio 2006).
Ho volutamente affiancato alla parola del palestinese dr. Raheb due voci che vengono da Israele e quella dell’americano ex presidente USA.
Mi sembra doveroso, nel pretestuoso uniforme grigiore dei nostri media, dar spazio a voci da noi inascoltate (e spesso soffocate) che possono contribuire a un processo di pace, perché sono sagge, documentate e appartengono alla “sponda” con cui i Palestinesi potranno dialogare, se e quando dialogo di pace ci sarà.
Le strip comics di Lumbroso & Nakache

Due ragazzi ebrei innamorati e le loro svirgolate famiglie, apparentemente agli antipodi, decidono di convivere sotto lo stesso tetto. La vita di coppia dei due ragazzi sembra quasi noiosa, in confronto alle perizie tragicomiche del loro parentado giudeo, uno livornese e l'altro tunisino, sempre animato da qualche grottesco intrigo da sbrigliare...Il resto lo scoprite qui http://xoomer.virgilio.it/etzcahol/lum&nak.htm
FRANCIA - NOTIZIE DA BEIT HAVERIM: CICLO DI CONFERENZE SU "EBRAISMO E OMOSESSUALITA' - Ospiti 5 illustri rabbini.
(Etz CaHol ) Da Gennaio a Maggio di quest'anno l'Associazione GLBT ebraica francese sta proponendo un ciclo di conferenze sul tema "Ebraismo e omosessualità" invitando a dialogare i maggiori esponenti delle correnti dell'ebraismo francese: Rav Gabriel Farhi del Movimento Ebraico Liberale di Francia; Rav Michael Azoulay della comunità consistoriale (ortodossa) di Villeneuve la Garenne; Rav Pauline Bebe del Movimento Ebraico Liberale Ile de France; Rav Haiim Nisenbaum, portavoce di Beit Loubavitch; Rav Rivon Krigier della comunità Massorti Adath Shalom (conservative). Gli incontri sono aperti a tutti. Per ulteriori informazioni contattare contact@beit-haverim.com
Segnaliamo infine un articolo interessante apparso su Il Manifesto del 1/3/06 a firma di Paola Canaruto
Ebrei per la pace a Bi'lin. Stupefatti
Un gruppo di European jews for a just peace è andato a vedere il villaggio della Cisgiordania spaccato in due dal Muro
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Marzo-2006/art54.html
(* Ebrei per una pace giusta a Bi'lin)
Per approfondimenti sul gruppo suggeriamo direttamente il sito http://www.ejjp.org/
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Auguri ai i buddhisti tibetani per il loro nuovo anno
In questa immagine i monaci tibetani trasportano un thangka, un gigantesco dipinto sacro su tessuto, che srotolato misura 30 metri X40. Sono diretti a a Xiahe (Cina) per il Great Prayer Festival. i pellegrini tibetani si radunano partecipando allo srotolamento di una immagine gigante del Buddha. I fedeli arrivano fin dall’alba per trovare i posti migliori e assistere all’ostensione dell’immagine (chiamata appunta thangka) dipinta su stoffa. I fedeli pensano che se l’immagine sacra viene a coprire i loro corpi, saranno benedetti. La pittura su thangka era fin da tempi antichissimi ed è tuttora una delle attività tradizionalmente svolte dai monaci (Reuters)
Appuntamento: GIOVEDI' 9 MARZO 2006
In collaborazione con la Chiesa Cristiana Protestante in Milano, un secondo incontro (multimediale) per ricordare Albert Schweitzer, del quale nei mesi scorsi è stato ricordato il 40° anniversario della scomparsa. "ALBERT SCHWEITZER: immagini e testi": alcuni filmati e immagini d¹archivio ci proporranno un Albert Schweitzer poco conosciuto. Il maestro Alessio Corti accompagnerà con brevi brani musicali la riflessione del pastore
Marcel Cavallo che ricostruirà i vari aspetti di questo grande testimone del Novecento.
L'appuntamento è per giovedì 9 marzo 2006, alle ore 18.30, presso la Chiesa Cristiana Protestante in via Marco De'Marchi 9 a Milano (MM3 Turati).
Pratiche non violente suggerite…
Lo sai che componendo il numero telefonico 48587 puoi aiutare Emergency per costruire un nuovo Centro di chirurgia a Khartoum? Lasciare un breve messaggio vocale, anche di una sola parola, ed avrai così donato 2 Euro. Nel caso preferisci scrivere un messaggio SMS la donazione sarà pari a 1 Euro.
Ma niente digiuni, grazie.
La newsletter ha ricevuto una proposta per delle giornate di digiuno (il venerdì esattamente) in questo tempo di quaresima/passione al fine di favorire il dialogo cristiano-islamico. Il digiuno è a ben vedere una pratica che, in ambito cristiano, appartiene quasi esclusivamente al mondo cattolico (ben inteso, può anche trovare il consenso di singole adesioni di evangelici) ma che non riteniamo percorribile. Il dialogo impone sempre il rispetto dei nostri interlocutori e delle loro credenze ma non alla rinuncia dell’identità teologica del messaggio specifico evangelico del “sola Grazia”. Significative a questo proposito le dichiarazioni di Zwingli (il teologo protestante di Zurigo del XVI secolo, che spostò l’attenzione dalla cristologia alla pneumatologia, consentendoci oggi di dialogare serenamente e schiettamente con le altre religioni e culture anche non religiose) del sul suo “mangiare carne di maiale proprio il venerdì santo di quaresima”, in sfida alle pratiche religiose cattoliche del suo (e nostro tempo) tempo. Dunque, niente digiuni ma apertura solo al soffio dello Spirito. Senza nessuna pretesa di rappresentare il cristianesimo. Ma neanche senza dare delega alcuna ad altri! Al digiuno forzato, del resto, in Italia, ci pensa già la Legge 30 e il pacchetto Treu e non solo dopo durante il tempo liturgico della quaresima/passione…
Vorrei infine ricordare che l’attività politico-istituzionale della città di Zurigo, divenuta riformata, si focalizzò proprio sulla costruzione di mense popolari. Un bell’esempio di impegno solidale e fraterno, valido anche per l’oggi. Peccato avere dei politici così sordi e così vipere…
Il dialogo con gli islamici preferiamo affidarlo ancora una volta all’Eterno e non alle nostre opere, perché stiamo parlando di spiritualità e non di altro.
MB
Speciale danza classica indiana a Milano
Appuntamenti con il supporto del World Movement for Indian Fine Arts

Mercoledì 8 MARZO - ore 20.30 - FESTA DELLA SHAKTI -
LA POTENTE ENERGIA FEMMINILE- a cura di EMY BLESIO
Spettacolo di danza Bharata Natyam con la danzatrice SURYA (chi vuole può anche provare a danzare)
Cena aggregativa (ognuno porterà torte salate o dolci, pizzette, verdura e frutta, bibite, ecc. da condividere con tutti i presenti).
Chiedere in segreteria che cosa necessita.
Entrata con offerta libera.
Gradito ma non obbligatorio un abbigliamento indiano (sari, punjabi ecc.)
Indispensabile una conferma anche telefonica, Grazie!
Tel. 02-89150917-02 89190884 cell. 338 3116126 secretariat@worldindianart.net (leggi tutto...)
+ 0 - 0 | § ¶Della libertà e dell'amore...
Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,
facci udire quel suono pieno del mondo, che invisibile si estende intorno a noi,
l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.
Da potenze benigne meravigliosamente soccorsi, attendiamo consolati ogni futuro evento.
Dio è con noi alla sera e al mattino, e certamente in ogni nuovo giorno.
(Dietrich Bonhoeffer)
L’intervista ad un gigante del cristianesimo: Eugen Drewermann

"Non può esistere cristianesimo senza la libertà individuale".
27 febbraio 2006 - "Non può esistere cristianesimo senza la libertà individuale", mentre la Chiesa di oggi sembra volere dal cattolico "superstizione, alienazione, arrendevolezza, dipendenza". Lo afferma in una lunga intervista al quindicinale tedesco di informazione religiosa Publik-Forum (n. 2/2006) il teologo tedesco Eugen Drewermann, scrittore e psicoterapeuta, che lo scorso dicembre, nel corso di un’intervista televisiva, ha annunciato di avere abbandonato la Chiesa cattolica.
Drewermann, che ha elaborato la sua teologia a partire dalla psicologia del profondo, è stato stato sospeso dall’insegnamento di Storia della Religione e Dogmatica presso la Facoltà cattolica dell’Università di Paderborn e dalla predicazione nel 1991, quindi è stato sospeso a divinis, nel 1992, dal vescovo di Paderborn.
Pubblichiamo di seguito l’intervista, in una traduzione dal tedesco curata dall'agenzia Adista.
Quali sono stati i motivi principali della sua uscita dalla Chiesa cattolica?
Drewermann: Da quindici anni non potevo più insegnare, né esercitare il mio ministero sacerdotale. Avrei potuto ricevere un sacramento soltanto se avessi ritrattato ciò che per me è importante e l’avessi riconosciuto pubblicamente come peccato contro la retta dottrina. Ma ciò che agli occhi della Chiesa costituisce un peccato, per me è un requisito principale: tradurre il messaggio di Gesù in modo tale che entri in contatto con il disagio spirituale delle persone, che limiti gli aspetti disumani presenti nella vita pubblica e che operi a vantaggio del dialogo con le culture. Per me sono centrali anche il mantenimento della pace, la difesa dell’ambiente e degli animali. Il pacifismo, il vegetarianesimo e una relativizzazione dei diritti dell’Homo sapiens rispetto alla sopravvivenza degli animali non sono mai stati presi sul serio dalla Chiesa. Su nessuno di questi punti ho mai sentito la Chiesa cattolica realmente aperta al dialogo.
Con le sue richieste lei ha battuto la testa contro un muro?
È grave la schizofrenia che il dogma ecclesiale provoca consapevolmente: che l’interpretazione della Bibbia e dei contenuti della fede cristiana non deve essere fatta a livello simbolico ma soltanto ideologico, nel senso di dogmi oggettivi o di fatti storici. L’illuminismo filosofico del XVIII secolo non ha ancora raggiunto fino ad oggi questa Chiesa, e nemmeno l’illuminismo psicologico. Solo sotto il pontificato di Giovanni Paolo II in Vaticano hanno avuto luogo 30.000 esorcismi. Come si può leggere il messaggio di Gesù in modo terapeutico, se la psicologia delle persone diventa una demonologia della carne? Così non si rende giustizia alla Bibbia e alla fede. Così resta soltanto una scelta: o credere in modo ingenuo e conforme al sistema, o scivolare in modo illuminato nell’incredulità. La sintesi di fede e pensiero che vivo come vincolante a partire dal messaggio di Gesù, e che dà forma a tutto il mio pensiero teologico, la vedo fondamentalmente tradita dalla Chiesa cattolica. Il filosofo Hegel diceva in proposito: Il cattolicesimo fa di Dio una cosa, possiede lo Spirito in modo non spirituale. È così!
Lei è rimasto a lungo nella Chiesa...
Formalmente sono stato anche questi quindici anni membro della Chiesa grazie alle persone che soffrono in questa Chiesa e per questa Chiesa. Sono stato dentro la Chiesa contro di essa. Ma non può vivere a lungo la propria fede chi sa che verrà condannato da questo sistema Chiesa. Non sono mai partito dall’idea che la Chiesa fosse riformabile, altrimenti avrei sperato che ci fosse uno spazio di tolleranza, in cui le persone potessero vivere con le loro difficoltà.
Questo significa che lei non è solo rassegnato, ma che si sente essenzialmente fallito in questa Chiesa?
Ho sempre pensato che le richieste di Gesù si trovino in un rapporto grottesco rispetto al comportamento della Chiesa romana; che è un tradimento sostanziale il fatto che la questione di cosa sia la verità religiosa non venga messa in relazione con la vita delle persone, ma con il potere di preti, vescovi e cardinali. È un errore totale delegare la soggettività, che appartiene alla fede, semplicemente alla conformità oggettiva a determinate formule e riti della Chiesa. Dal punto di vista di Gesù, che cosa sarebbe tanto grave da provocare un fallimento? Tradire se stessi, la propria verità - Dio - è infinitamente più grave che non essere all’esterno vittoriosi. Il nostro compito è assumere la responsabilità per se stessi; ciò che esula da questo è nelle mani di Dio.
Si sente abbandonato dalle altre teologhe e dai teologi che hanno apprezzato o approvato il suo pensiero?
In realtà questo non è stato un mio problema. Però della questione di Gesù non si può fare un motivo per dosare cattedre di insegnamento ecclesiali o statali retribuite, o posti di potere. La questione della vita non può essere ridotta a questioni di dottrina. È una totale deviazione. La dottrina diventa più importante della questione di come vivere. Gesù non ha voluto redigere alcuna nuova dogmatica, ma cambiare la nostra vita. Perciò io non sono mai stato "professore" di teologia. "Docente privato" era ancora ancora tollerabile. La teologia accademica si è tanto allontanata dal messaggio profetico di Gesù quanto la Chiesa a cui presta il suo servizio.
Lei ora è un teologo più libero?
Lo sono sempre stato. Ma ora non voglio spiegare più questo sistema inumano in modo umano. Qui si vuole la superstizione, l’alienazione, l’arrendevolezza, la dipendenza. Ma la questione fondamentale non è: che cosa vuole il papa? La domanda fondamentale è che persone siamo e come ci trattiamo a vicenda.
E se ora la si accusa di un individualismo occulto e di aver rifiutato la sua comunità di fede?
Penso che la comunità cominci nell’incontro con una persona reale e non con rappresentanti di interessi che scambiano Dio in modo arcaico con lo "spirito" o il demone del proprio gruppo di riferimento. Io ho sofferto molto nella Chiesa cattolica per il fatto che non fosse possibile parlare di persona con diversi rappresentanti ecclesiastici. I vincoli ideologici erano più importanti della testimonianza personale. In primo piano vi era sempre la questione del controllo. Per spiegare il Natale, bisogna credere per forza che Maria fosse biologicamente vergine? Io non credo! Si nega forse la resurrezione se si afferma che non è necessario credere in una tomba di Gesù fisicamente vuota? Io non credo! La Chiesa invece, ritenendo il contrario, riduce il messaggio a fatti storici nei quali la fede nel suo complesso in sostanza diventa insignificante. In questo, le immagini della Bibbia e i riti del cristianesimo hanno indubbiamente un notevole potere di attrarre e riunire persone. Ciò può avvenire soltanto nella libertà, nella consapevolezza della potenza significativa di questo simbolo, ma lontano da ogni tentativo di cristallizzazione vincolante di Dio in termini umani. Abbiamo bisogno di segni ma Dio è il punto di riferimento di tutto, e se non parla prima al cuore dell’individuo - come nella mistica - non vi è alcuna vera comunità.
Ciò significa che per lei la cosa fondamentale è l’incontro quotidiano e che lei ritiene la Chiesa superflua?
La parabola di Gesù del Buon samaritano dice solo una cosa: segui il tuo cuore, che ti insegna ad avere compassione verso la persona in difficoltà. E smettila di correre dietro al prete che ti porta solo nel tempio. Dio non vive lì! La convinzione che Gesù abbia fondato una Chiesa è grottesca.
Che cosa dice lei a quanti vogliono riformare la Chiesa - come il movimento della Chiesa-popolo o l’Iniziativa Chiesa dal basso, per esempio - e che per questo hanno contato anche su di lei?
C’è stata solo una Riforma, quella del 1517. Tre anni dopo, il riformatore Lutero si recò alla Dieta di Worms e dichiarò: io sto qui come persona, e dico quello che vedo, penso, sento e credo. Punto! Così iniziano le riforme. Ma non organizzando maggioranze. Non vi è alcun cristianesimo senza la libertà della vita individuale! I movimenti di riforma, in tutto il tempo in cui sono esistiti, hanno mai raggiunto l’orecchio di chi volevano cambiare? No. Il mio problema è: nessuno può aspettare che un’autorità romana gli consenta o meno di vivere la sua vita. Che uno si debba separare o no o che sposi un’altra donna non può dipendere dalla capacità di comprensione di Roma. Deve saperlo da sé.
Molti agiscono già così, ma restano nella Chiesa...
Questo accade a causa di un doppio standard. Ho comprensione per chi per esempio fa la comunione anche se ufficialmente non potrebbe. Ma per me non poteva essere una soluzione, perché ero un personaggio pubblico di questa Chiesa. In qualche modo dovevo prendere sul serio questo sistema Chiesa. L’ultima iniziativa, quella di uscire dalla Chiesa, è stata, se vuole, una notifica di pensionamento. Per ricevere la mia miserabile pensione, ho dovuto sottoscrivere una dichiarazione, in cui affermavo che non avrei mai più esercitato il mio sacerdozio. E così io adesso non dovrò mai più rappresentare ciò in cui non mi sento più rappresentato. Vorrei questa libertà per ciascuno.
La Chiesa evangelica non costituisce un’alternativa per lei?
La Chiesa evangelica afferma molte cose che per me sono essenziali: sottolinea la libertà degli individui e ha trovato il modo giusto di leggere la Bibbia. E, soprattutto, conosce l’assoluta necessità della grazia per tutte le questioni di morale e di giustizia. Ma, come tutti sanno, Gesù non era né cattolico né protestante. È tanto semplice essere membri di una istituzione; ma diventare cristiani è qualcos’altro.
Come vede i suoi progetti per il futuro?
Continuerò a svolgere la mia attività di direttore spirituale libero, inoltre scriverò altri libri, in cui renderò conto delle mie esperienze e terrò conferenze. In estate uscirà un ponderoso volume sul rapporto tra neurologia e teologia.
E la sua situazione finanziaria?
Per fortuna i libri mi fruttano abbastanza, quindi posso continuare a svolgere gratuitamente i colloqui di consulenza.
In una frase, il suo stato d’animo attuale…
Mi sento bene e sono grato.
Tavola rotonda su:
UNIONI CIVILI, FAMIGLIE, COPPIE DI FATTO
Quando l’amore diventa un problema politico

Silvia Banfi Avvocato
Le nuove organizzazioni familiari hanno guadagnato visibilità nel corso degli ultimi 40 anni, in particolare dopo l’introduzione del divorzio e del nuovo Diritto di famiglia.
L’ISTAT non ha fornito dati sino all’inizio degli anni ’90. Si trattava di coppie di eterosessuali che convivevano quando uno od entrambi erano in attesa di divorzio (erano necessari cinque anni di separazione per ottenerlo). O dei pochi che non desideravano sposarsi e rimanere “liberi” da vincoli.
La situazione è poi gradualmente mutata. Nel 1983, secondo l’ISTAT, le coppie di fatto erano 1,3%; nel 1991 1,6%; nel 2001 il 3,64%. In Lombardia, nel 2001 ammontavano al 5%. Nel corso degli ultimi cinque anni la frequenza è rapidamente cresciuta sino raggiungere il 10% in Lombardia.
La Costituzione italiana s’interessa esplicitamente alla famiglia nel Capitolo 2 dove si parla “di diritti della famiglia fondata sul matrimonio”. L’Articolo 2 afferma invece “che la Repubblica Italiana tutela i diritti universali dell’uomo, sia egli singolo od in gruppo”. Lo Stato Italiano ha controfirmato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Per quanto riguarda il riconoscimento delle unioni di fatto, prima è seguita la visibilità sociale e poi si è iniziato a discutere dei loro diritti. Il gruppo ha assunto la medesima importanza della famiglia. Negli anni ’70 la Legge sul divorzio ha prodotto un certo numero di coppie di fatto. Si trattava di persone separate di fatto due anni prima dell’approvazione della legge.
Nel 1975 è cambiato il Diritto di Famiglia. Si ottiene la parità tra i coniugi, si riconoscono i figli nati fuori dal matrimonio……
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Domenica 5 marzo dalle ore 13 alle 20
Assaggi dal mondo e Giochi
Performance musicali e vocali:
Modou Gueye - cantastorie, attore e scrittore
Mohamed Ba - musicista e autore teatrale
Naby Camara - balafonista
Jorge Diatta - “L’incontro” concerto rap
Presentazione del 16° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Mohamed Challouf - proiezione del cortometraggio "LAHANA LALHIH" "Nè di qua, nè di là" di Rachid Boutones, vincitore del premio Giuria degli studenti, edizione 2005
Teatro autobiografico:
“Sotto il cavolfiore” di Ainom Maricos, Astrid Torres, Betty Gillmore, Lucy Rojas del Movimento Cittadini dal Mondo
Alle 17.00 Confronto con i candidati alle elezioni nazionali e cittadine sui temi dell’immigrazione
Mostre fotografiche “Uomini sulla carta” e “La città che verrà”
Mostra pittorica “Rinascenza” del pittore e scultore Mor Talla Seck
c/o Circolo Mondini
Scuola Popolare di Rogoredo, Via Freikofel 1 - Milano
(ang. Via Rogoredo-COOP)
(Metro 3 Rogoredo) – bus 84 (M3), 95 (capolinea) – Tangenziale est uscita Rogoredo
http://scuolesenzapermesso.blogspot.com/
scuolesenzapermesso@email.it
+ 0 - 0 | § ¶Una corte di giustizia così...
"CREDEVAMO NON CI FOSSE PIÙ UNA CONFESSIONE DI STATO"
Gianni Long, presidente FCEI, interviene sulla sentenza del Consiglio di Stato
Roma (NEV), 22 febbraio 2006 - "Ritengo che la sentenza del Consiglio di Stato sia espressione di una difesa del 'confessionismo' ormai superato. E' assurdo dire che la laicità - pure più volte proclamata - vuole dire in realtà che una confessione di Stato c'è". Questa l'opinione di Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che lo scorso 16 febbraio si è detto perplesso sul recente pronunciamento del Consiglio di Stato, anche perché "evidentemente non c'è chiarezza sull'interpretazione da dare al concetto delle 'eguali libertà delle confessioni religiose' che pure è espressione della Costituzione".
In un'articolata sentenza il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di una madre di origini finlandesi, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocefisso dalla scuola media frequentata dai propri figli ad Abano Terme (Padova). Secondo la sentenza il crocefisso deve restare nelle aule scolastiche perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili", quali la tolleranza, il rispetto reciproco, la valorizzazione della persona, ecc. "Il Consiglio di Stato di fatto dice che è legittimo mettere il crocefisso nelle aule, anche se non ne impone l'obbligatorietà - spiega Long - però sarei molto meno sicuro sul grado di apprezzamento da parte del Consiglio di Stato, se un consiglio d'istituto decidesse di affiggere nelle aule la croce ugonotta (stemma valdese), o la mezzaluna islamica". Il presidente della FCEI ha inoltre ricordato l'esistenza di sentenze della Corte Costituzionale, in cui è chiarissimo il concetto seguente il quale: "Il modo di regolare i rapporti fra le confessioni religiose e lo Stato (Concordato, Intese o confessioni senza Intesa) non comporta una differenza qualitativa fra le confessioni stesse.
Questa decisione del Consiglio di Stato è in evidente contraddizione con quelle sentenze: ribadisce di fatto che la laicità in Italia prevede comunque una differenza tra religioni", conclude Long con una punta di amarezza.

"ARGOMENTAZIONI SPECIOSE DEI GIUDICI DEL CONSIGLIO DI STATO"
Nicola Pantaleo, presidente della "31 Ottobre", esprime il suo sconcerto per la sentenza
Roma (NEV), 22 febbraio 2006 - "Con questa sentenza non si è affatto chiusa l'annosa questione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche". Questa la valutazione di Nicola Pantaleo, presidente dell'"Associazione 31 Ottobre - Per una scuola laica e pluralista, promossa dagli evangelici", in riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato resa pubblica il 15 febbraio scorso. Nella fattispecie il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di una madre che si era rivolta al TAR del Veneto nel 2003 chiedendo la soppressione del crocefisso nell'aula scolastica dei suoi figli. Anche stavolta, come allora, si è vista respingere il ricorso. Per Pantaleo le argomentazioni formulate in questo caso dai cinque giudici sono del tutto "speciose": "Pretendere infatti, come è precisato nella sentenza, che il crocefisso, simbolo esclusivamente cattolico, costituisca di per sé un valore universale e peculiare della cultura italiana significa ripetere stancamente uno slogan della destra clericale che non ha alcun fondamento giuridico, né storico e neppure, come si pretenderebbe, culturale. Sorprende che in un luogo di alta responsabilità giurisdizionale si sostengano tesi così palesemente incostituzionali, richiamandosi a leggi del regime fascista, già peraltro abrogate, e al cosiddetto 'sentire nazionale', pericolosa anticamera di ogni abuso demagogico". Riferendosi poi al simbolo religioso in quanto tale, Pantaleo si dice scandalizzato: "Per ogni sincero credente non può non essere motivo di scandalo che una rappresentazione di così potente e tragica soprannaturalità venga avvilita ad arredo di aule e uffici, oltre che largamente banalizzato nell'abbigliamento e nel costume".
L'Associazione "31 ottobre", nell'esprimere sconcerto per una sentenza incongrua e verosimilmente foriera di nuova intolleranza, ribadisce il proprio fermo intendimento di riproporre in tutte le sedi praticabili l'esigenza di liberare i luoghi pubblici, in primis la scuola, da ogni simbolo confessionale, a tutela di tutti i diritti e di tutte le libertà.
Numero dedicato al convegno “LAICITA’ E STATO DI DIRITTO”
Università degli Studi di Milano – Bicocca
Giovedì 9 febbraio 2006
Valerio Roccari
Ritengo che questo convegno si debba utilmente occupare tanto della legislazione relativa allo Stato ed alle istituzioni dal punto di vista teorico quanto nello specifico contesto italiano. Nel pensare alla “laicità” mi è venuto in mente un’affermazione di Renato Treves: “ Ogni opinione è da rispettare salvo quella che pretende di essere l’unica!” Questa non è espressione del cosiddetto “relativismo” ma pura e semplice manifestazione di uno spirito critico.
Come risposta ai dogmi ed a quanti affermano risultati ultimi e definitivi si deve porre la tolleranza. Non esiste una morale unica ma una pluralità di morali e di verità. Come possiamo far risaltare la tolleranza e renderla “virtù” civile? Per Voltaire il perdono reciproco è fondamentale.
Quale potrà essere la possibile validità di una tolleranza intesa in senso civico? Significa consentire a tutti la libertà di condotta e la massima libertà d’opinione. La libertà è un valore in sé ed una pratica necessaria. Lo Stato ha il dovere di essere laico, una laicità tuttavia esteso a tutti! Lo Stato deve tollerare le opinioni di tutti e, in un certo senso “ha il dovere di essere intollerante verso gli intolleranti”. Deve essere integralista contro gli integralisti.
Pietro Gobetti ha affermato che “la virtù del dubbio che sospende i giudizi è il miglior strumento contro l’intolleranza dei giudizi”.
(leggi tutto...)